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	<title>Zweig, Stefan Archivi - libreria Alfani - Firenze</title>
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	<title>Zweig, Stefan Archivi - libreria Alfani - Firenze</title>
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		<title>La società delle chiavi incrociate. Le opere che hanno ispirato «Grand Budapest Hotel». Con un’intervista a Wes Anderson</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 21:23:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;esistenza tormentata, sempre in fuga: Stefan Zweig è riuscito a sopravvivere a due guerre mondiali e alla furia antisemita, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;esistenza tormentata, sempre in fuga: Stefan Zweig è riuscito a sopravvivere a due guerre mondiali e alla furia antisemita, che non ha risparmiato però i suoi libri, bruciati nei roghi del 1933. Elegante scrittore, Zweig è stato anche un instancabile viaggiatore, ancora oggi capace di guidare i lettori verso terre inesplorate. Eppure, il regista Wes Anderson ci confida di non aver mai sentito parlare di Zweig prima di acquistare, più o meno per caso, una copia dell&#8217; &#8220;Impazienza del cuore&#8221;, il suo unico, grande romanzo. Ha subito amato quel libro e all&#8217;improvviso si è trovato con decine di altri suoi scritti che non aspettavano altro che essere letti. &#8220;Nella Società delle chiavi incrociate&#8221;, Wes Anderson non solo discute in un&#8217;intervista inedita della vita e dell&#8217;opera di Zweig, ma fa anche un&#8217;accurata selezione dei libri che lo hanno influenzato. Dal &#8220;Mondo di ieri&#8221; all&#8217; &#8220;Impazienza del cuore&#8221;, passando per &#8220;Ventiquattro ore nella vita di una donna&#8221;, questo volume è un appassionante viaggio nello straordinario universo di Zweig, in compagnia di uno dei registi più visionari di tutti i tempi.</p>
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		<title>Paura</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2026 21:21:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all&#8217;amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l&#8217;incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l&#8217;avvocato Wagner, ormai la atterrisce &#8211; certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l&#8217;inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l&#8217;ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l&#8217;adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all&#8217;amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale&#8230;</p>
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		<title>Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:45:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più di ogni altra nel corso della storia è stata gravata di eventi.» Molto più che semplice autobiografia, &#8220;Il mondo di ieri&#8221; è il ritratto incantato di un&#8217;epoca scomparsa, la suprema epopea di quella &#8220;Felix Austria&#8221; che tanto segnò la storia e la cultura europea, quel mondo nel quale «ognuno sapeva quanto possedeva e quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che era proibito: in cui tutto aveva una sua norma, un peso e una misura precisi». Al centro della narrazione sta la Vienna imperiale, simbolo di un&#8217;epoca indimenticabile che Zweig – esponente di una generazione che «ha imparato a fondo l&#8217;arte preziosa di non rimpiangere il perduto» – descrive in tutto il suo splendore e in tutte le sue contraddizioni. Pubblicato postumo, &#8220;Il mondo di ieri&#8221; è segnato da un&#8217;atmosfera autunnale che imprime all&#8217;intera opera il severo suggello della modernità.</p>
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		<title>Ombre folli. Lettere 1927-1938</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 22:04:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando, nel settembre del 1927, Joseph Roth ringrazia Stefan Zweig della cordiale accoglienza riservata a uno dei suoi libri, nulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, nel settembre del 1927, Joseph Roth ringrazia Stefan Zweig della cordiale accoglienza riservata a uno dei suoi libri, nulla lascia presagire che il loro rapporto possa tramutarsi in qualcosa di più di un garbato scambio di cortesie fra letterati. Sono entrambi ebrei, entrambi scrittori, ma tutto li separa: di tredici anni più anziano, Zweig gode di una fama internazionale di cui mal sopporta l&#8217;onere e le responsabilità: «Meglio essere dimenticati che diventare un marchio» confessa; Roth, che il successo comincerà a conoscerlo solo nei primi anni Trenta grazie aGiobbe e La Marcia di Radetzky, si dibatte affannosamente per non soccombere alle ristrettezze economiche, al nomadismo impostogli dalla sua innata irrequietezza e a una pulsione autodistruttiva di cui è dolorosamente consapevole. Come per miracolo, dalla reciproca ammirazione scaturisce un&#8217;amicizia ardente, e tragica, testimoniata da questa corrispondenza, fra le più alte del Novecento. All&#8217;angoscia di Roth, che solo nell&#8217;alcol sembra trovare requie, ai suoi scatti di collera, alle sue ricorrenti richieste di denaro, alla sua urgenza espressiva – che nasce dal desiderio di perdersi indestini inventati –, Zweig risponde con pacata fermezza, con quell&#8217;«armonia» che è uno dei tratti della sua bontà, senza mai lesinare aiuti e incoraggiamenti. Mentre Roth, che del nazionalsocialismo ha subito presagito le atroci conseguenze, vorrebbe scuotere la mansuetudine e la saggezza dell&#8217;amico, indurlo a un&#8217;intransigenza più che mai necessaria nell&#8217;«ora infernale, quando la bestia viene incoronata e riceve l&#8217;unzione». Ma i contrasti, anche accesi, non intaccheranno un legame indefettibile, come dovrà riconoscere nel 1937 anche il più misurato e ponderato Zweig: «contro di me Lei può fare tutto quello che vuole, può disprezzarmi, può attaccarmi in privato o in pubblico, non potrà impedire che io provi per Lei un amore infelice, un amore che soffre per le Sue sofferenze». Postfazione di Heinz Lunzer.</p>
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		<title>Ventiquattr&#8217;ore nella vita di una donna</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 20:43:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Primi anni Venti. Uno scandalo sconvolge la sonnolenta vita di un lussuoso hotel della Costa Azzurra: Madame Henriette, moglie e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Primi anni Venti. Uno scandalo sconvolge la sonnolenta vita di un lussuoso hotel della Costa Azzurra: Madame Henriette, moglie e madre irreprensibile, fugge nottetempo con un giovane bellimbusto francese appena conosciuto. Subito, la tresca infiamma il pettegolezzo tra i villeggianti: unico a prendere le difese della donna è il narratore-protagonista. Colpita dall&#8217;accaduto, Mrs. C, una distinta gentildonna inglese, decide di confessare proprio a lui il suo più intimo e scandaloso segreto: il racconto delle ventiquattr&#8217;ore che trent&#8217;anni prima cambiarono per sempre la sua vita. Alternando con maestria tensione narrativa e sottile indagine psicologica, Zweig ci regala un racconto moderno e appassionato sull&#8217;imprevedibilità del destino e la forza incontrollabile dei sentimenti.</p>
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		<title>Il cuore dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 20:09:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo appassionato pamphlet che ha visto la luce alla fine della Prima Guerra mondiale, Stefan Zweig, drammaticamente figlio della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo appassionato pamphlet che ha visto la luce alla fine della Prima Guerra mondiale, Stefan Zweig, drammaticamente figlio della Vecchia Europa, descrive il disastro della guerra attraverso quell’isola di pace che è stata la Croce Rossa di Ginevra, nella sua sede di Place Neuve, “[…] cuore dell’Europa. Ogni giorno un’invisibile mareggiata trascina qui la paura, la preoccupazione, la richiesta d’aiuto, le grida di terrore di milioni di persone. Ogni giorno un’invisibile risacca trascina via da qui speranza, conforto, consigli e notizie depositandoli ai piedi di quei milioni di persone. Fuori, da un capo all’altro del mondo, sanguina da innumerevoli ferite il corpo crocifisso dell’Europa. Qui però il suo cuore batte ancora. Perché qui, alla sofferenza davvero disumana del nostro tempo, risponde ancora un sentimento eterno: l’umana compassione”. Questo breve scritto di Zweig fino a oggi inedito in Italia ci spinge a riflettere, come scrive Beda Romano nella prefazione, su quanto siamo prigionieri delle nostre convinzioni e dei nostri paradigmi, delle nostre speranze e delle nostre illusioni: «Mentre il continente europeo è in preda a nuovi preoccupanti scossoni e le democrazie nazionali appaiono drammaticamente in bilico, Das Hertz Europas è un monito rivolto a tutti noi.”</p>
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		<title>Il mondo di ieri</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 17:20:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il &#8220;mondo di ieri&#8221; è l&#8217;Europa d&#8217;inizio Novecento in cui Stefan Zweig è cresciuto, si è appassionato alla lettura e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;mondo di ieri&#8221; è l&#8217;Europa d&#8217;inizio Novecento in cui Stefan Zweig è cresciuto, si è appassionato alla lettura e ai viaggi, ha raccolto i primi consensi come scrittore. È un mondo stabile e sicuro, ricco di charme e sempre pronto a stupire con nuove invenzioni, nuovi artisti, nuove promesse. È il mondo della certezza e della speranza infinite. Per i tantissimi che scoprono o rileggono questo capolavoro, il mondo di ieri è straordinariamente simile al nostro: ricco, soddisfatto, compiaciuto. Ma se ieri tutto è stato tragicamente travolto e cancellato dalla Grande Guerra e dalla tetra, ignobile affermazione dei totalitarismi, quale futuro possiamo attenderci per il mondo di domani?</p>
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		<title>La novella degli scacchi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 17:02:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stefan Zweig scrisse &#8220;Novella degli scacchi&#8221; nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stefan Zweig scrisse &#8220;Novella degli scacchi&#8221; nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inavvertibile nel frastuono di quegli anni. Nella &#8220;Novella degli scacchi&#8221; lo stato d&#8217;animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l&#8217;intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Dallo sfacelo della sua patria spirituale, l&#8217;Europa, Zweig non vuole salvare nemmeno il gioco degli scacchi, ormai appannaggio non più di uomini dotati di talento, estro, passione, ma di «campioni» come Czentovic, un rozzo quanto prodigioso accumulo di facoltà puramente meccaniche. Prefazione di Daniele Del Giudice.</p>
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		<title>Lettera di una sconosciuta</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 16:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;A te, che non mi hai mai conosciuta&#8221;: è questa l&#8217;intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A te, che non mi hai mai conosciuta&#8221;: è questa l&#8217;intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell&#8217;aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambiti: la ricchezza, la fama e un fascino &#8220;morbido e avvolgente&#8221; a cui è impossibile resistere. &#8220;Ieri il mio bambino è morto&#8221;: così esordisce la misteriosa scrivente, e continua: &#8220;adesso al mondo mi sei rimasto solo tu, tu che di me non sai nulla&#8221;. Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo, solo per questo, concede a se stessa di raccontargli la propria vita la vita di una creatura che per più di quindici anni (prima bambina, poi adolescente, e poi donna) gli ha votato, &#8220;con la dedizione di una schiava, di un cane&#8221;, un amore &#8220;disperato, umile, sottomesso, attento e appassionato&#8221;, senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, ottenendo in cambio solo poche notti d&#8217;amore e portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, la riconoscesse. Ma quasi sempre il volto di una donna rappresenta per l&#8217;uomo &#8220;solo lo specchio di una passione, di un gesto infantile, di un moto di stanchezza, e svanisce altrettanto facilmente di un&#8217;immagine allo specchio&#8221;. E il destino di lei è stato di non essere mai riconosciuta. La descrizione di un labirinto di amore assoluto, un ritratto di donna ardente e viva e, al tempo stesso, immateriale come &#8220;una musica lontana&#8221;.</p>
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